Fernando Masone

Fernando MasoneNasce a Pesco Sannita (Benevento) il 6 aprile 1936.

Laureato in giurisprudenza, entra in Polizia nel 1963 e con il grado di vice commissario ottiene il suo primo incarico alla questura di Campobasso.

Nel 1964 lavora nella squadra mobile di Roma.

Dal 1973 al 1979 è a capo della Squadra mobile di Roma. Ricopre l'incarico durante il periodo dei sequestri di persona (tra cui quello di Paul Getty jr), degli attentati delle Br, del terrorismo nero e delle infiltrazioni di mafia nella Capitale.

Nel 1979 è direttore della Criminalpol del Lazio.

Nel 1988 diventa questore di Caserta.

Nel 1989 gli viene assegnata la questura di Palermo dove per due anni lotta contro la mafia, affrontando il fallito attentato al giudice Falcone, l'uccisione dell'agente Agostino e la strage delle donne della famiglia del "pentito" Francesco Marino Mannoia.

Nel 1991 diventa questore di Roma.

Nel 1994 è nominato Capo della Polizia e lavora con sei ministri dell'Interno.

La sua ricetta in un momento di grande instabilità politica è di massima attenzione al territorio. La parola d'ordine è: prevenzione. In quest'ottica va inquadrata l'"Operazione Primavera" che restituisce legalità alla Puglia, che era preda di contrabbandieri assassini che sfidavano e uccidevano i finanzieri con le auto-ariete.

Sono anche gli anni della banda della "uno bianca", sconfitta grazie ad una minuziosa indagine interna, e della lotta contro la "cupola" mafiosa che aveva già duramente fronteggiato durante l'incarico di questore di Palermo. Vengono arrestati Michelangelo La Barbera (ricercato anche per la strage di Capaci), Giovanni Brusca e il boss del narco-traffico Pasquale Cuntrera.

Durante il suo incarico deve gestire anche il boom del fenomeno dell'immigrazione clandestina e, promuovendo la strategia degli accordi bilaterali, precorre la strada che si rivelerà in futuro la più giusta. Forte l'impegno anche per contrastare la violenza negli stadi che viene combattuta con controlli rigorosi anche all'esterno e nei punti strategicamente più caldi. Tra gli arrestati eccellenti di quel periodo figura anche Licio Gelli, in seguito alle indagini sulla P2. Le Br tornano a uccidere con l'omicidio del giuslavorista Massimo D'antona.

Cessa dal suo incarico il 31 maggio 2000.

20/01/2011
(modificato il 19/05/2016)


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