Arresto del boss: tifo da stadio per i ragazzi della "Catturandi"

La folla radunata sotto la questura di PalermoVisibilmente stanco, con gli occhi di chi non dorme da diverse notti, ma con il viso orgoglioso di chi ha diretto le indagini che hanno portato all'arresto di Domenico Raccuglia. È Mario Bignone, dirigente della sezione "catturandi" della squadra mobile di Palermo che racconta com'è avvenuta la cattura del latitante: ''Eravamo 55 poliziotti. Dopo aver visto la luce della tv che si accendeva nell'appartamento, abbiamo dato il segnale e un gruppo ha circondato l'edificio mentre un altro entrava in azione. Raccuglia, colto di sorpresa, ha cercato di fuggire dal terrazzo. Con sé aveva un sacco con soldi, pistole e documenti che ha gettato dalla finestra. Quando lo abbiamo bloccato non ha detto nulla". Il dirigente ha anche voluto sottolineare il suo orgoglio di essere alla guida di "una squadra di ragazzi di incomparabile professionalità; poliziotti capaci di sacrificarsi giorno e notte".

E sono proprio questi poliziotti, col volto coperto da passamontagna, quelli a cui la gente, radunata fuori dalla questura di Palermo, ha applaudito con soddisfazione al momento dell'arrivo in questura con il boss, appena arrestato. In piazza c'erano anche i ragazzi di Addiopizzo (associazione antimafia palermitana) che, oltre ad applaudire, hanno cominciato a scandire in coro: "chi non salta mafioso è". Gli agenti della sezione "catturandi", affacciati dalle finestre, hanno accolto l'invito, mettendosi a saltare e salutando con le mani la folla che, nel frattempo saputa la notizia, si era radunata.

"La caccia al boss in questi anni non è mai cessata" - dice Francesco Gratteri direttore della direzione anticrimine centrale della Polizia di Stato (Dac) - "e le ricerche hanno avuto momenti di pausa che si sono alternati a quelli di euforia". Con l'arresto del boss, ha proseguito Gratteri, soddisfatto per questa cattura a lungo cercata "è stata decapitata l'ala corleonese di Cosa Nostra. L'altissimo profilo criminale di Raccuglia, latitante da oltre 13 anni" - spiega - "lo aveva portato ad essere considerato tra le più autorevoli personalità di Cosa nostra. Portatore strategico dell'aggressività militare tipica della mafia, nella sua lunga 'militanza' si e' reso responsabile di numerosi omicidi, tra i quali quello del figlio di Santino Di Matteo".

Numerose sono state le dichiarazioni e i commenti del mondo politico e istituzionale all'arresto del latitante

16/11/2009
(modificato il 17/11/2009)


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latitante - cosa nostra - arresto - Palermo