Trieste: traffico di auto rubate bloccato dall'operazione "New life"

Agenti di polizia controllano un autoUcraini, bielorussi e italiani uniti in un'organizzazione specializzata in furti e riciclaggio di auto di grossa cilindrata.

L'operazione denominata "New Life" che ha portato all'arresto, questa mattina, di sette persone è durata circa due anni ed ha permesso di recuperare 21 veicoli per un valore di un milione di euro. Nell'indagine sono coinvolte altre 28 persone denunciate a piede libero.

Le indagini sono partite dopo un controllo effettuato della polizia slovenadi una BMW X5, appena entrata in Slovenia dal valico di Fernetti (Trieste), a bordo della quale si trovavano un italiano ed un bielorusso.

Nella circostanza agli uomini della Polizia stradale di Trieste veniva richiesto, in virtù dei rapporti bilaterali di collaborazione, di fare accertamenti sul veicolo e sulla documentazione esibita dai due fermati.

Il controllo portava a scoprire che l'auto era stata rubata in provincia di Salerno, il telaio era stato alterato ed i documenti erano falsi.

Partendo proprio da questo episodio gli investigatori sono riusciti sia a scoprire un sistema collaudato per il traffico di auto rubate in Italia e portate all'estero, sia una fitta rete di contatti tra italiani, bielorussi ed ucraini.

L'indagine ha fatto luce, su due gruppi criminali distinti ma collegati tra di loro, organizzati per il riciclaggio di vetture di alta gamma, anche nei Paesi Arabi.

Tra i malviventi c'era una frangia più violenta, composta perlopiù da cittadini ucraini, specializzata nelle estorsioni con il metodo del "cavallo di ritorno".

Con la complicità di persone vicine al proprietario del mezzo, gli estorsori si impadronivano delle doppie chiavi delle auto e le rubavano; successivamente, sempre tramite "l'intermediario", veniva richiesto un "riscatto" al legittimo proprietario.

L'attività investigativa ha registrato 52 episodi di riciclaggio di macchine di lusso.

Il modo di agire prevedeva tre "tecniche" diverse. Quella più classica consisteva nel dotare l'auto rubata di falso telaio, di documentazione per la circolazione realizzata da documenti rubati in bianco riportanti i dati di un veicolo analogo realmente esistente e immatricolato in Italia, uguale per modello, cilindrata e colore.

Un altro modo è stato scoperto in diretta durante il fermo di due cittadini ucraini al casello autostradale di Villesse (Gorizia): all'interno di un autocarro Peugeot Boxer, trasportavano una BMW X5, rubata a Certosa di Pavia, completamente e perfettamente smontata a pezzi.

Il metodo meno rischioso e più utilizzato dall'associazione criminale era messo in pratica acquisendo veicoli noleggiati (Maserati, BMW, Audi e Mercedes), o di società in gravi situazioni economiche, i cui responsabili d'accordo con i trafficanti, cedevano, dietro compenso (a seconda del modello dai 5 mila ai 10 mila euro), i mezzi in locazione.

Le auto una volta portate all'estero venivano reimmatricolate e vendute ad un prezzo che variava, a seconda della marca, dai 25 mila ai 45 mila euro. Una conseguenza di questo tipo di traffico ricadeva sulle compagnie di assicurazione che in due anni hanno risarcito ingiustamente i proprietari per un totale di 3 milioni di euro.

11/04/2014


Parole chiave:
furto d'auto - Trieste - arresti