I precedenti capi della Polizia

Con le Regie Patenti del 5 agosto 1841 il Re Carlo Alberto decise di trasferire la direzione di politica della Polizia dal ministero dell’Interno al ministero della Guerra, rafforzandola in modo concreto. Al vertice del nuovo apparato fu posto l’ispettore generale della Polizia dello Stato, incarico ricoperto da un militare.

Resosi conto di aver suscitato l’ostilità dei patrioti con la militarizzazione della Polizia, il citato Sovrano ritornò sui suoi passi, ricollocando la Polizia sotto il controllo del ministero dell’Interno (Regie Patenti 29 ottobre 1847 n. 643).

In tal modo, le strutture militari cominciarono a cedere il posto a organismi ministeriali. Al vertice dell’apparato di polizia fu preposto l’ispettore generale della Polizia dello Stato, un alto funzionario civile, antesignano dell’attuale capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, che rispondeva solo al ministro dell’Interno;

Fu da questo momento che l’amministrazione di polizia cominciò ad assumere la fisionomia che ricalca quella attuale.

Un anno dopo, fu istituita l’Amministrazione di Sicurezza Pubblica (R.D. 30 settembre 1848 n. 798), che passò alle immediate dipendenze del ministro segretario di Stato per gli affari interni.

D’allora, le sorti dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza seguirono i mutamenti organizzativi impressi al ministero dell’Interno nel suo complesso da Cavour nel 1853 e da Rattazzi con la riforma del 1859.

La prima figura riconducibile a quella di capo della Polizia (sebbene manchi fino a questo momento una definizione giuridica chiara) è quella di Domenico Migone (1859) che restò in carica per nemmeno un anno.

Dopo l’emanazione della Legge sulla Pubblica Sicurezza (20 marzo 1865, n. 2248, Allegato B), che ne estese i poteri e le competenze su tutto il territorio italiano, la Direzione dei servizi di Polizia fu affidata a prefetti e a questori con una delega di coordinamento, che di fatto conferiva a quell'incarico una sfera di autonomia condizionata dalla dipendenza dal segretario generale del ministero dell'Interno.

La Direzione generale della Pubblica Sicurezza, soppressa nel 1862, fu nuovamente istituita nel 1866 col nome di Direzione superiore della Sicurezza Pubblica, divenendo una delle articolazioni maggiori del ministero dell’Interno.

In questo periodo, ad occuparsi degli affari di Polizia e della delicata materia afferente all’ordine e alla sicurezza pubblica furono: Angelo Boron (1860-61), Edoardo Fontana (1862), Angelo Boron (1863), Oreste Biancoli (1864), Antonio Binda (1865), Nicola Amore (1866).

Nell’aprile del 1887, l’on. Francesco Crispi, subentrato a Depretis, cominciò subito ad occuparsi della Pubblica Sicurezza, presentando alla Camera un disegno di legge per potenziare l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza e migliorare la tenuta del Corpo delle Guardie di P.S. anche attraverso l’incremento degli arruolamenti visto che continuavano a essere scarsi.

I miglioramenti proposti da Crispi furono approvati dal Parlamento con la Legge n. 4576 del 19 giugno 1887; mentre col R. D. 3 luglio 1887, n. 4707 fu avviato l’ennesimo riordino dei servizi dell'Amministrazione Centrale del Ministero con l’istituzione di quattro Direzione centrali tra cui figurava la Direzione generale di Pubblica Sicurezza, ripristinata finalmente con un proprio Direttore generale.

Fino ad allora, infatti, la “Direzione dei servizi di Pubblica Sicurezza”, era rimasta in balia dei Prefetti “in missione”, che venivano distolti per un certo periodo di tempo dalla rispettiva provincia.

Nulla cambiò, tuttavia, con riguardo alla sua natura, alla composizione e alle attribuzioni, in quanto il posto di direttore generale continuò ad essere appannaggio dai Prefetti non provenienti dai ruoli dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza

Con l’On. Giovanni Giolitti il Ministero dell’Interno divenne lo strumento chiave della sua azione politica. Su comuni e province, in particolare sulla tutela dell'ordine pubblico, venne attuato un controllo vigile e severo.

Nell’età giolittiana, per quanto riguarda nello specifico la Polizia, si ebbe il rafforzamento e la stabilizzazione della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, al cui vertice venne confermato il comm. Francesco Leonardi fino al 1911.

La Riforma e l’unificazione dei corpi armati di polizia si concretò nel 1922 col D. R. del 31 dicembre n. 1680. I cambiamenti toccarono anche il vertice dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza: la denominazione di direttore generale della Pubblica Sicurezza fu cambiata col R.D. del 20 dicembre 1923 n. 2908 in quella di intendente generale di Pubblica Sicurezza, rimutata, subito dopo, in “capo della Polizia”, denominazione voluta dall’allora ministro dell’Interno Emilio De Bono e mai, fino ad allora, esistita come funzione.

La creazione di questo titolo, per cui era stato previsto un nuovo grado sovrastante, nella scala gerarchia, a quello di prefetto di 1^ Classe, non fu, tuttavia, accompagnata dalla specificazione delle attribuzioni da esso derivanti, la cui natura rimaneva, pertanto, imprecisata in rapporto a quelle ordinarie già disimpegnate dal direttore generale della Pubblica Sicurezza.

Una chiarificazione in proposito fu prodotta col R.D. 15 aprile 1940, n. 452, riferito alla “Ripartizione dei servizi dell’amministrazione centrale del ministero dell’Interno”, in cui venne indicato che a reggere la Direzione generale della Pubblica Sicurezza fosse il capo della Polizia.

Detto titolo non è stato mutato fino all’emanazione della legge del 1^ aprile 1981, n. 121, allorquando l’assetto dell’ordine e della sicurezza pubblica in Italia cambiarono profondamente.

La predetta normativa, meglio nota come legge di “riforma della Polizia”, oltre a delineare la nuova organizzazione della Polizia di Stato, non più militarizzata ma configurata come organizzazione civile ad ordinamento speciale, ha dato vita ad un sistema coordinamentale delle forze di Polizia nel quale è riconosciuto un ruolo di “centralità” al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, vero fulcro nell’ambito del nuovo Ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, a capo del quale è preposto il capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza.

A trentotto anni dalla Riforma, è possibile denotare il grado di consolidamento e di affinamento raggiunto del sistema sicurezza italiano, divenuto anche punto di riferimento in ambito europeo.

Raffaele Camposano
Direttore del museo e dell’Ufficio storico della Polizia di Stato

 

27/06/2013
(modificato il 10/05/2019)


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